Omelia tenuta da  Sua Eminenza il Card. Camillo RUINI

12 Agosto 2000-S.Pietro Sagrato della Basilica

 

XV Giornata Mondiale della Gioventù

S.Messa per i volontari del giubileo

 

Cari giovani, giovani e ragazze, la Messa che celebriamo qui, in Piazza S. Pietro, questa mattina è come il prologo della Giornata Mondiale della Gioventù, la prima pagina che si apre. E’ giusto, è bello che questa prima pagina  si apra con voi volontari, voi che siete venuti più per dare che per ricevere. Voi sapete che questa parola: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, è una parola di Gesù stesso, una parola di Gesù che ci è stata conservata non dai Vangeli ma dall’Apostolo Paolo. Questo è il senso profondo della Giornata Mondiale della Gioventù e noi, qui insieme, vogliamo chiedere al Signore di essere veramente coloro che trovano gioia anzitutto nel dare, anzitutto nel dare sé stessi per servire i nostri amici, il nostro prossimo. Ma noi sappiamo che dare veramente, dare qualcosa di noi stessi, è possibile soltanto sulla base di quello che abbiamo ricevuto. E perciò apriamo questa giornata con l’Eucaristia, che è dono di salvezza e mistero di salvezza. L’Eucaristia, la Santa Messa è espressione della sovrabbondanza dell’amore di Dio. Perciò anche il grande atto conclusivo della Giornata Mondiale sarà di nuovo la Santa Messa, celebrata con il Papa a Tor Vergata domenica mattina.

 

Cerchiamo di entrare, adesso, con l’intelligenza ma anche con il cuore, nella sovrabbondanza dell’amore di Dio, per poterci riempire di questo amore e così poterlo a nostra volta esprimere e testimoniare. Per questo, vorrei fermarmi con voi sulla prima risposta che Gesù dà al giovane ricco, come l’abbiamo ascoltata nel Vangelo. Il giovane l’aveva chiamato “Maestro buono” e Gesù risponde: «perché mi dici buono? Nessuno è buono se non Dio solo». Dio è buono. Ma non dobbiamo rimpicciolire questa parola. Dio non è semplicemente buono nel senso che è fatto un po’ a nostra misura, a misura dei nostri piccoli desideri. Dio è infinitamente più buono. E’ buono perché è l’essere infinito, il mare, l’oceano dell’essere, onnipotente, eterno. Già in questo senso Egli è buono perché tutta la perfezione possibile è in Lui, ma proprio per questo, proprio perché Egli è totalmente perfetto, Dio è buono anche in senso morale. In quel senso nel quale noi diciamo a vicenda gli uni degli altri: questa persona è buona. Dio è generoso, Dio è Santo, Dio è Intelligenza e Libertà che fanno tutt’uno con l’Amore. In Lui non c’è possibile separazione o distacco. Dio è Intelligenza infinita che tutto comprende, Libertà infinita che domina su ogni cosa, Amore infinito che si spende per noi. Così, in forza di questo amore libero e intelligente, Dio ama noi e tutto il creato, fa esistere noi e l’universo intero. Questa è la nostra origine. Questa è la nostra realtà più vera. Potremmo dire che noi siamo fatti della stoffa, della sostanza di questo amore di Dio. Questo dunque è anche il senso della nostra vita e il senso del mondo intero, dell’Universo sconfinato che Dio ha creato. E questa ancora è la nostra meta, il traguardo al quale sempre dobbiamo puntare. Per questo Gesù ha detto al giovane ricco: «osserva i comandamenti»; i comandamenti che sono la parola che Dio ci rivolge per il nostro bene, la strada che Dio ci indica perché noi possiamo crescere  e realizzare veramente il suo progetto, che è la nostra vita. Ma Gesù poi aggiunge: «se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri. Poi vieni e seguimi». Cioè vieni con me, affidati a me. Qui abbiamo il senso della donazione totale che Gesù non ha soltanto detto agli altri, ai discepoli, al giovane ricco. Questa donazione totale Egli per primo e fino in fondo l’ha messa in pratica.

 

Durante questa Santa Messa sarà portata all’altare l’immagine della Vergine Maria che alla fine della Messa sarà benedetta. Il senso della presenza di questa icona vuol essere il riconoscimento che quella donna, quella giovane donna, Maria Santissima, la madre di Gesù non è soltanto madre sua nel senso fisico, perché gli ha dato la vita, ma è totalmente unita a Lui. E’ colei che ha creduto fino in fondo in Lui, è la prima discepola, quella che più perfettamente ha messo in pratica la sua parola. E’ colei che davvero lo ha amato con cuore indiviso. Per questo portiamo qui l’immagine di Maria, perché vogliamo anche noi, in questa Giornata Mondiale della Gioventù, fare come lei, seguire il suo esempio, accogliere fino in fondo quell’invito che Gesù ha rivolto al giovane ricco.

 

Vorrei ora fermarmi un momento con voi sulla Prima Lettura, dalla Lettera dell’Apostolo Paolo ai Romani. Leggiamo questa lettera, qui a Roma, e ci ricolleghiamo spiritualmente a quei primi cristiani di Roma ai quali ha scritto l’Apostolo Paolo. Quasi venti secoli, diciannove secoli e mezzo, ci separano da loro, ma in realtà non ci separano, perché qui a Roma la fede cristiana ha sempre mantenuto viva la sua fiamma. C’è una continuità che passa da generazione a generazione e voi che siete giovani avete il compito meraviglioso di passare questa fiaccola, questa fiamma, alle persone che verranno, alle generazioni che verranno dopo di voi. Così la storia della fede di Cristo continua qui a Roma e continua nel mondo intero. L’Apostolo Paolo, nel brano che abbiamo ascoltato, ci dice di offrire i nostri corpi e quando Paolo parla del corpo, parla di tutta la nostra realtà concreta, della nostra vita quotidiana. Paolo ci dice: «offrite i vostri corpi come sacrificio vivente e a Dio gradito», e aggiunge: «questo è il vostro culto spirituale». Queste parole di Paolo sono l’annuncio di quello che poi la tradizione della Chiesa e, di recente, il Concilio Vaticano II ha espresso nella formula del sacerdozio universale dei fedeli. Tutti insieme siamo sacerdoti, nel senso che tutti insieme offriamo a Dio il vero culto, il culto spirituale che è innanzitutto il culto, l’offerta della nostra vita quotidiana. Per comprendere meglio tutto ciò, vorrei fare un paragone con l’ultima Cena celebrata dal Signore Gesù. Nell’ultima Cena, prendendo il pane e poi prendendo il calice del vino, Gesù ha detto: «questo è il mio corpo dato per voi», «questo è il mio sangue versato per voi». Gesù ha potuto dire queste parole con piena verità, come parole davvero autentiche, perché dopo la Cena è venuta la Croce e perché prima della Croce e della Cena c’era già stata tutta la sua vita spesa totalmente per i fratelli, spesa per la gloria di Dio e per il bene, per la salvezza degli uomini. Ecco perché Gesù ha potuto dire: questo è il mio corpo dato per voi, questo è il mio sangue versato per voi. Anche noi, dunque, rendiamo vera la nostra Messa, veri i sacramenti che abbiamo ricevuto, vero il nostro battesimo, nella misura in cui rendiamo a Dio questo culto, spirituale ma insieme molto concreto e quotidiano, di cui ci ha parlato l’Apostolo Paolo: il sacrificio e l’offerta della nostra vita.

 

Questo culto vogliamo rendere a Dio nella Giornata Mondiale della Gioventù. Voi come volontari lo renderete in concreto nell’accoglienza che farete dei nostri amici che vengono, dei giovani che vengono; nell’assistenza per l’alloggio, per il cibo, nella animazione delle catechesi e poi dei grandi eventi fino alla conclusione del sabato sera e della domenica mattina. Sarà una gara di accoglienza reciproca che deve creare il vero clima spirituale della Giornata Mondiale della Gioventù e deve per così dire far toccare con mano a tutti i nostri amici che vengono a Roma, anche e specialmente dai paesi più lontani, dalle situazioni più difficili, dalle situazioni di miseria e di persecuzione, che Cristo è veramente presente, che l’amore di Dio non è soltanto una parola ma è la realtà più vera, più autentica della nostra vita. Infatti, l’Apostolo Paolo, per concretizzare questo culto spirituale, questa offerta a Dio, parla dell’amore reciproco, del servizio fatto senza finzioni e senza ipocrisie, parla della capacità di perdono: ci dice che dobbiamo costruire l’unità fra noi e la pace.

 

Permettetemi di approfondire ancora un poco con voi questo punto fondamentale. Il nostro servizio ai fratelli è nello stesso tempo servizio a Dio, non nel senso di venire incontro ai bisogni di Dio, perché sappiamo Dio è perfettissimo, Dio non ha in questo senso bisogno di noi, ma è servizio a Dio come lode a Lui, come adorazione, come ringraziamento anzitutto per quello che Dio è, e per quello che Dio é per noi, per quello che Dio fa per noi. La preghiera che vorrei insieme a voi elevare al Signore in questa Messa è proprio questa: che in Cristo possiamo scoprire insieme il volto di Dio e l’amore di Dio. Così esercitiamo e mettiamo in pratica il nostro battesimo, il nostro essere cristiani, e così facciamo vera l’Eucaristia di oggi e tutte le Eucaristie che celebreremo in queste giornate, fino all’ultima con il Santo Padre.