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Mons. A. Cantisani

Mons. K. Lehmann

Mons. Piovanelli

Mons. I. Castellani

Mons. Semeraro

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MONS. ANTONIO CANTISANI ( ARCIVESCOVO DI CATANZARO)
la libertà

"L'Emmanuele, Dio con noi: lo cantiamo in tante lingue e con un'intensità sempre nuova; con il Giubileo, appunto, celebriamo l'Incarnazione: Dio pose la Sua tenda in mezzo a noi. Basta solo questo pensiero per stimolarci ad amare questa vita, questa terra". Sono parole di mons. Antonio Cantisani, arcivescovo di Catanzaro, durante la catechesi tenutasi in mattinata dinanzi ai giovani delle diocesi di Crema e Vigevano. "Gesù - ha aggiunto mons. Cantisani - ci ha salvati con l'intera sua vita: con il silenzio, la stanchezza, il lavoro, la tentazione, la povertà e la compassione. Il culmine di questa vita è però rappresentato dalla croce e chi non si sforza di vivere questa esperienza non riesce a dare significato pieno alla vita". Ma, ha sottolineato l'arcivescovo "non si deve dimenticare che Gesù ha dato la sua vita liberamente e ci dice che dove non c'è libertà di scelta non c'è neppure amore autentico, non c'è fede". Per ogni credente, - ha concluso - questa libertà si manifesta e si sperimenta "nella Chiesa, qui possiamo incontrare Dio, qui viviamo il mistero di una comunità di fede non astratta, ma radicata nella storia e che fino alla fine dei tempi avrà bisogno di purificazione".

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MONS. PIOVANELLI (ARCIVESCOVO DI FIRENZE)

L'amore

"Se il Signore ti dicesse 'Voglio farti una grazia, ma una sola', che cosa chiederesti?". Sembra rivolgersi ad un'unica persona il card. Silvano Piovanelli, arcivescovo di Firenze, anziché agli oltre tremila ragazzi che affollano la basilica di S.Andrea della Valle, per ascoltare la catechesi sul tema "Cristo ha dato se stesso per noi. Io non ho dubbi - prosegue il cardinale - : chiederei per me e per te la certezza di essere amato da Gesù. Incontrai un lebbroso durante un mio viaggio a Belèm, in Brasile: era senza gambe, riusciva a muoversi grazie ad un carretto che spingeva con le mani, e pian piano la lebbra stava 'mangiando' tutto il suo corpo. Gli chiesi: 'Quando incontrerai Gesù in Paradiso, gli chiederai perché non ti ha guarito?'. E lui: 'No, lo ringrazierò perché mi ha sempre voluto bene'. Non accorgerti di essere amato da Cristo è l'errore più grande che potresti compiere". Piovanelli rievoca anche padre Kolbe che nel campo di concentramento di Auschwitz si offrì come vittima al posto di un padre di famiglia. "Questo - ha concluso - è l'esempio di ciò che Gesù ha fatto per noi".

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MONS. ITALO CASTELLANI (VESCOVO DI FAENZA-MODIGLIANA)

la volontà di Dio

"Assumere il Vangelo come regola di vita quotidiana, imparare a leggere negli avvenimenti della vita la volontà di Dio e adempiere ai propri doveri" sono le tre strade da percorrere per "discernere la volontà di Dio" indicate oggi da mons. Italo Castellani, vescovo di Faenza-Modigliana ai giovani radunati alla chiesa di Sant'Elena a Roma. "Il Vangelo - ha detto mons. Castellani- traccia una strada chiara, da seguire, che ci permette di cogliere negli avvenimenti della vita la volontà di Dio, il pensiero di Dio, la chiamata di Dio". Ma è una strada ardua perchè passa per "l'adempimento dei propri doveri: la strada più difficile per discernere la volontà di Dio, ma molto realistica. E' in questo adempimento, infatti, che si comprende e si matura la volontà di Dio. Fare la volontà di Dio - ha aggiunto - è uno stile di vita quotidiano che risponde alla proposta senza sconti di Gesù: fate come ho fatto io". Mons. Castellani ha, infine, ricordato un giovane sacerdote missionario ucciso tre anni fa, padre Daniele Pedriali, modello di giovane che cerca il senso della vita, che crede in Dio, discepolo del Signore. E citando le parole del giovane prete ha detto: "Nel cercare Dio tutto si riduce nel tentare di perdonare, voler bene, correre, lavorare e stare in ginocchio".

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 MONS. KARL LEHMANN (ARCIVESCOVO DI MAGONZA)

Il dolore

Il "paradosso della Resurrezione, e come conseguenza il rifiuto fondamentale della violenza, nell'azione disarmata" ha un esempio in Massimiliano Kolbe. Lo ha citato mons. Karl Lehmann, vescovo di Magonza e presidente della Conferenza episcopale tedesca, nel dibattito che si è sviluppato dopo la catechesi tenuta oggi a Villa Carpegna a 500 giovani compatrioti sul tema "Cristo ha dato la sua vita per noi", Chiedevano, i ragazzi, le ragioni della mancata ribellione del Cristo; riflettevano sul fatto che egli fosse morto per noi; ammettevano che un discepolo di Gesù dovesse, a sua volta, dare la propria vita per gli altri, specialmente nel sacrificio a favore della giustizia. Da un brano della prima Lettera di Pietro, mons. Lehmann ha sviluppato il discorso sul dolore che "non è uno stupido soffrire" ma che assume un grande valore nell'accettazione: "chi rinunzia alla rappresaglia e alla vendetta lascia che il male corra nel vuoto", "L'amore - ha proseguito - vince la battaglia contro la violenza proprio rifiutandola, non nella ribellione o in una passiva rassegnazione. Nella Lettera Pietro indica un altro cammino, nello scandalo di Gesù, privo di peccato ma ingiustamente condannato 'per noi', per le nostre colpe nella follia della fede cristiana."

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CATECHESI: SEMERARO (VESCOVO DI ORIA)

la Chiesa

"L'essere Chiesa non è dato dal semplice 'stare insieme'. E' qualcosa di molto di più. E' essere in comunione, essere comunione. 'Comunione', è una parola chiave, un programma, una legge di vita cristiana. Con quante parole potrebbe essere coniugata: concordia, condivisione, solidarietà, partecipazione...E ancora comunione con l'altro, con il diverso, con lo straniero, persino con il nemico". Così monsignor Marcello Semeraro vescovo di Oria ai giovani radunati oggi nello stadio 8 settembre di Frascati per ascoltare la sua catechesi sul tema "Cristo ha dato se stesso per noi". Un luogo inconsueto come ha sottolineato il vescovo: "Uno stadio, dove abitualmente si viene per assistere a gare e spettacoli sportivi. Noi siamo qui, però, per incontrare Cristo e per metterci in cammino dietro a lui. Un cammino che interessa tutto, anche la sofferenza, tutt'altro che facile da accettare. Ma noi sappiamo quanto più fortemente nella vita di ciascuno di noi i grandi temi del dolore e della sofferenza (oppressione, sfruttamento, malattia, angoscia, solitudine, morte) s'intersecano con la domanda su Dio, al punto da esserne inseparabili ". "Ciò che mi aiuta nella sofferenza è il pensiero che c'è un Dio che soffre come me" - ha detto ancora il vescovo citando una nota testimonianza di un ex detenuto di Auschwitz. Ed ha concluso: "Nella debolezza mortale di Gesù crocifisso c'è la leva che solleva il mondo, ma lo si capisce solo partecipando alle sue sofferenze ".

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