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Riflessione del Card. Camillo Ruini, ai giovani romani in pellegrinaggio a
Lourdes |
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"DIVENTARE PELLEGRINI"
«Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per Lui. Ma essi non volero riceverlo, perché non diretto verso Gerusalemme. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?". Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio.
In quel tempo, mentre Gesù e i suoi discepoli andavano per la strada, un tale gli disse: 2Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli rispose: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".
A un altro disse: "Séguimi". E costui rispose: "Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre". Gesù replicò: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il regno di Dio".
Un altro disse: "Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa". Ma Gesù gli rispose: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio"»
(Lc 9,51-62)
Ho scelto di leggere anzitutto questo brano del Vangelo di Luca perché ci presenta la decisione di Gesù di iniziare il suo grande pellegrinaggio verso Gerusalemme, quel pellegrinaggio le cui tappe sono descritte nei capitoli successivi dello stesso Vangelo di Luca. Si tratta in certo senso del grande pellegrinaggio della sua vita, che si sarebbe concluso con la sua morte a Gerusalemme e con la sua resurrezione: la meta di questo pellegrinaggio è dunque la Pasqua, il mistero pasquale della croce e della resurrezione, della salvezza nostra e di tutta lumanità. In questo brano Gesù ci indica chiaramente lo spirito del pellegrinaggio: rispondendo a Giacomo e Giovanni che gli chiedevano se mandare un fuoco dal cielo su quei samaritani che non avevano voluto riceverlo, Gesù dice loro: "Non sapete di che spirito siete!". Lo spirito del pellegrinaggio di Cristo e dei cristiani è dunque anzitutto la carità e il perdono, fino allamore dei nemici. Gesù indica anche quelle che possiamo chiamare le condizioni del pellegrinaggio, ossia in concreto le condizioni per mettersi alla sua sequela. Lo fa nei tre incontri che ha lungo il cammino. A colui che gli diceva: "Ti seguirò dovunque tu vada", Gesù risponde che il Figlio delluomo non ha dove posare il capo. A quellaltro che, invitato a seguire Gesù, chiede di poter prima seppellire suo padre, Gesù replica: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va e annuncia il regno di Dio". E al terzo che gli chiede di potersi congedare da quelli di casa prima di mettersi al suo seguito, Gesù risponde: "Nessuno che ha messo mano allaratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio". La condizione base per essere pellegrini con Gesù è dunque quella del distacco, delluscire da noi stessi, per mettere lui e Dio Padre assolutamente al primo posto, al centro della nostra vita, dando alla missione che essi ci affidano una completa priorità su ogni altro impegno o preoccupazione. In realtà ogni pellegrinaggio cristiano, compreso questo nostro pellegrinaggio a Lourdes, implica e sottintende questa scelta della sequela di Cristo, con lo spirito e le condizioni che abbiamo sentito da Gesù stesso. Basta però riflettere un attimo su di esse per renderci conto che stanno molto al di là delle nostre forze e della nostra stessa buona volontà. Richiedono dunque il dono di Dio, la forza che viene da lui e che egli pone dentro di noi: quella forza misteriosa che è lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio presente dentro di noi. Soltanto con il dono dello Spirito possiamo avere autentica fede in Gesù Cristo e in Dio Padre, cioè non solo credere che Dio esiste, ma avere piena fiducia nella sua presenza salvifica nella nostra vita. Questa fede riguarda anche il traguardo pasquale che ci attende, cioè quella vita che sta al di là della soglia della morte: soltanto se crediamo nella vita eterna possiamo concepire la vita presente come un continuo pellegrinaggio che ci prepara e ci conduce allincontro pieno con Dio. La fede è dunque la roccia sulla quale possiamo costruire la nostra vita di cristiani, ma cè anche una specie di "circolo virtuoso", per il quale da una parte la fede rende possibile il pellegrinaggio cristiano e dallaltra parte il pellegrinaggio, in concreto per noi oggi questo pellegrinaggio a Lourdes, e poi nel 2000 il grande pellegrinaggio a Roma per la Giornata Mondiale della Gioventù, rafforza e fa crescere la fede dentro di noi. Questa scelta della fede, ossia della vita come pellegrinaggio con Cristo verso Dio Padre, sostenuti dalla presenza dello Spirito Santo, non è soltanto una scelta per alcuni che hanno una particolare chiamata, ad esempio per i sacerdoti o le religiose. E una scelta offerta e proposta a tutti, è la nostra grande e comune vocazione di cristiani, allinterno della quale si collocano le varie scelte e vocazioni particolari, comprese quelle al matrimonio, alle diverse attività professionali, al volontariato e al servizio del prossimo. Oggi è diventato più chiaro che essere cristiani ed agire da cristiani è veramente una scelta personale, non il frutto di una situazione e di una società nella quale ci troviamo a vivere. La cultura e gli orientamenti che prevalgono nella società di oggi sono infatti spesso lontani dal Vangelo. Per la verità, sempre la scelta di essere cristiani ha comportato la necessità di "uscire" dalla logica di questo mondo, ma oggi questa necessità è diventata più evidente, la scelta dei cristiani appare più chiaramente "controcorrente": da questo punto di vista il nostro tempo assomiglia ai primi secolo del cristianesimo, quando essere cristiani era, ancora molto più di oggi, una scelta di estremo coraggio. Penso che, nel secolo che ci aspetta, questo carattere di scelta controcorrente sia probabilmente destinato ad accentuarsi: essere cristiani sarà sempre più una scelta personale, che possiamo fare però soltanto rispondendo alla chiamata e al dono di Dio. La Giornata Mondiale della Gioventù è una grande occasione per rafforzarci in questa scelta, o per entrare in essa, se sostanzialmente ne siamo ancora fuori. Ed è in particolare una grande occasione per aiutarci gli uni con gli altri a fare sempre più questa scelta: così la Giornata Mondiale è un grande fatto missionario, un fatto di "Missione Giovani". Durante la Missione cittadina a Roma abbiamo potuto constatare come non sia facile per i giovani prendere un atteggiamento e delle iniziative missionarie: la Giornata Mondiale della Gioventù è dunque anche sotto questo aspetto un avvenimento particolarmente opportuno e importante. Dentro alla grande scelta della vita per Cristo e con Cristo si collocano anche le scelte dei "valori" che stanno molto a cuore a tanti giovani: il valore della pace, quello della libertà, quello dellamicizia, quello della solidarietà con i più poveri e gli ultimi. E importante però non staccare questi valori da Cristo, non farne degli assoluti che finiscano per sostituirsi a Cristo. La nostra scelta rimane lui, Gesù Cristo, una scelta non fatta una volta per tutte ma da confermare e rinnovare ogni giorno e in ogni circostanza. E prima di essere noi a scegliere lui, è lui che ha scelto noi e ci sceglie, ci accoglie e ci sostiene sempre di nuovo. Questa grande scelta possiamo farla in compagnia di coloro che hanno scelto Cristo prima di noi. Oggi la Chiesa fa memoria di Maria Regina: Maria non è soltanto la madre di Cristo, è anche colei che ha fatto completamente sua la scelta del proprio Figlio, è la prima dei credenti e possiamo dire dei pellegrini della fede. Altri nostri compagni di viaggio sono la lunga serie di santi e di sante che hanno messo Cristo al primo posto, in ogni epoca e nelle più diverse situazioni sociali e culturali. In particolare vorrei ricordare i martiri, che sono lesempio concreto della scelta per Cristo portata fino alle estreme conseguenze: il nostro secolo è stato ricco di martiri, come i primi secoli del cristianesimo. Così, avendo chiara la compagnia in cui ci troviamo seguendo Cristo, possiamo anche comprendere la vera realtà della Chiesa, che non è principalmente una realtà organizzativa e istituzionale ma che, pur essendo in qualche modo appesantita dai molti peccati di noi cristiani e uomini di Chiesa, rimane pur sempre, nella sua sostanza profonda, la compagnia di coloro che hanno scelto Cristo e seguono Cristo nella loro vita. Se siamo consapevoli e convinti di questo, la nostra appartenenza alla Chiesa può essere davvero una "appartenenza felice", cioè fatta con gioia e con la certezza interiore che questa è la strada giusta; quindi anche unappartenenza piena e senza riserve, nella quale ci sentiamo a casa nostra e siamo lieti di spendere la nostra vita. |
Le foto del pellegrinaggio a Lourdes in preparazione alla XV GMG dal 19 al 25 agosto 1999