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LA
"CONSEGNA E RICONSEGNA DELLA FEDE"
"Compresa e vissuta come
"consegna-riconsegna della fede", la Giornata Mondiale della Gioventù può
esprimere efficacemente il suo significato" (Programma
pastorale, 5).
Consegna ("traditio") e
riconsegna ("redditio") della fede: questantica, venerabile formula,
tipica del catecumenato, ossia della via tradizionale che la Chiesa propone per diventare
cristiani, è stata scelta come categoria sintetica ed espressiva per indicare la
celebrazione della fede in Gesù Cristo nel bimillenario della sua nascita, celebrazione
della fede in cui consiste la Giornata Mondiale della Gioventù. La formula che
viene per lo più espressa in linguaggio corrente con i binomi "dono-risposta" e
"consegna-riconsegna della fede" permette di esprimere incisivamente
lordine sia dei contenuti sia delle modalità di comunicazione della fede, e dunque
rappresenta "lidea madre e sintesi dellintera Giornata: riconoscere e
vivere la fede come dono-risposta a Dio in Gesù Cristo, il Verbo fatto carne" (Programma pastorale, 4).
È importante prima di tutto cogliere il
senso globale della formula, evidenziarne i contenuti motivanti e poi indicarne le
modalità attuattive previste nella Giornata Mondiale della Gioventù.
1. Il significato
Il processo delle "consegne"
e "riconsegne" nel catecumenato, di ieri e di oggi, segna un momento importante
del cammino per diventare cristiani. Consiste nel gesto solenne e semplice, ma altamente
implicativo, della "consegna e riconsegna" dei documenti della fede. Tra
questi il principale è il Simbolo della fede, il Credo ("Traditio
Symboli"). Passando dal segno al significato, la consegna del Credo, fatta dal
Pastore nella Chiesa particolare, rappresenta la fede come dono totalmente gratuito e
generoso di Dio, che giunge a noi attraverso Cristo e la mediazione della Chiesa; la
riconsegna è la risposta coerente e fruttuosa del cristiano nella sua comunità. La vita
cristiana appare perciò come incessante dinamica di dono e risposta, di dialogo amoroso e
operoso di Dio con luomo in Gesù Cristo. Per questo, come è tipico della fede
cristiana, levento di grazia viene periodicamente celebrato nel sacramento, mediante
atti simbolici. Così troviamo il segno della "consegna e riconsegna" espresso
per la prima volta nel Battesimo, annualmente rinnovato nella Veglia pasquale e
settimanalmente riproposto nella celebrazione della domenica, Pasqua settimanale.
2. I contenuti motivanti
Questa dinamica vitale, che accade in
ogni singolo credente, avvolge tutta la comunità, conosce lampiezza della vita
individuale e abbraccia la storia della Chiesa, da ormai duemila anni, e, prima
ancora di essere un evento tra Dio e luomo, ha la sua attuazione primordiale
paradigmatica nella vita della Trinità. Sono i tre momenti, di valore diverso, ma
che, connessi tra loro, fanno conoscere e motivano appieno lesperienza della
"consegna e riconsegna", che regge la Giornata Mondiale della Gioventù e che
sono espressi nel Programma pastorale (cf. nn. 2-3).
2.1. A fondamento di
tutto, sta levento insondabile ed inesauribile, conosciuto per benevolenza di
Dio, dello "straordinario circolo di comunione missionaria, animata dallo Spirito
Santo, [che] coinvolge e muove la storia dellumanità: il Padre dona il Figlio al
mondo (cf. Rm 8,32); il Figlio corrisponde al
Padre, dando tutto se stesso a Lui per noi (cf. Gv 19,30);
i discepoli, su mandato di Gesù, portano il suo Vangelo a tutti i popoli, sicuri della
sua compagnia, fino alla fine del mondo (cf. Mt 28,19-20)
(cf. Programma pastorale, 2).
2.2. La Chiesa vive
questa dinamica missionaria di "dono-risposta" come sua ragion dessere
sostanziale: la celebra, come si è detto, nei segni sacramentali, ne rende partecipi
tutti gli uomini dando loro il Vangelo, mai come in questo caso, "bella
notizia", e, con lumiltà che le viene dalla verità e con la fiducia che
promana dalla misericordia di Dio, riconosce le infedeltà dei suoi membri, si converte a
Dio, chiede perdono e rinnova il suo totale affidamento.
Merita notare per ulteriore
approfondimento che questo dinamismo della Chiesa è già operante nel popolo di
Dio prima di Gesù, perché già allora Dio rivolgeva la sua Parola di amore e aspettava
frutti di fedeltà. Ne sono testimonianza le grandi assemblee del popolo al Sinai (cf. Es 19-24), a Sichem (cf. Gs
24), a Gerusalemme (cf. Ne 8-9).
2.3. Il Giubileo
biblico nella prima Alleanza (cf. Es 23,10-11; Lv
25,1-28; Dt 15,1-6) appare sempre come il tempo sacro in cui questa
logica della fede di "dono-risposta" può esprimersi in modo particolare, con
riti specifici, per cui il popolo riconosce i doni di Dio (la vita, la terra con i suoi
beni, lAlleanza), ma anche il proprio peccato, e quindi vi risponde con azioni di
grazia e di penitenza, espresse seriamente con la concretezza di atti sociali di
liberazione e di restituzione ai poveri.
Con la pienezza di luce che le viene dalla
rivelazione del Nuovo Testamento (cf. Lc 4,16-21)
e nella comprensione della straordinarietà di questo Grande Giubileo nel bimillenario
dellIncarnazione, la Chiesa vive il presente anno giubilare come un grande
evento quasi sacramentale in più momenti: riconosce il dono di Gesù Cristo Salvatore
fatto dal Padre per opera dello Spirito; ad esso corrisponde sia ringraziando con un
incessante "Te Deum", sia convertendosi sinceramente e penitenzialmente dalle
infedeltà dei suoi membri, sia aprendosi incondizionatamente al dono rinnovato della fede
in Gesù Cristo, con la freschezza della prima volta, attingendo la grazia della sorgente,
sia impegnandosi in particolare a far sì che il dono si prolunghi a tutti gli uomini nel
millennio che inizia, attraverso limpegno missionario.
3. La realizzazione
Come si è potuto notare, nella
dinamica della "consegna e riconsegna" sono racchiusi le grandi azioni della
Giornata Mondiale della Gioventù. Infatti la Giornata Mondiale della Gioventù entra
in questo flusso vitale e ne diventa in certo modo un "sacramento" prolungato.
Ne segniamo qui esplicitamente i contenuti e le esigenze da soddisfare.
3.1. Al cuore della
Giornata Mondiale della Gioventù sta il riconoscimento del dono della fede da
parte dei giovani di tutto il mondo. Tale riconoscimento si manifesta in una sequenza di
atti, che merita siano tenuti presenti nella loro logica unitaria.
- Vi è anzitutto lannuncio di Gesù
Cristo, il Verbo incarnato per la salvezza del mondo, a nome del Padre e con la potenza
dello Spirito. Il segno comunitario visibile è dato dalle catechesi dei Vescovi e
dai discorsi del Papa.
- Suscitato intrinsecamente
dallascolto della Parola, entra in azione lascolto-esame di coscienza,
personale e comunitario, dove emergono le scorie del peccato che impoveriscono e uccidono
la fede, per cui diventa indispensabile il cammino della conversione, della penitenza,
della riconciliazione, affidandosi alla misericordia del Padre. Ne è segno quanto mai
forte il pellegrinaggio giubilare a S. Pietro.
- Al cuore purificato lo Spirito ridona e
conferma il dono della fede, secondo la condizione di vita e la vocazione di ciascuno. Qui
si succedono una serie di alti segni:
* come già nella prima Pentecoste, Pietro
accoglie nella sua stessa persona ne è il segno il trofeo del suo martirio, la
tomba la professione del Credo;
* nella persona del suo successore, il
Papa, insieme ai Vescovi, dona la conferma del coraggio, della costanza, della fiducia,
mediante la parola dellesortazione;
* nellincontro dei giovani tra loro e
con le comunità di Roma, avviene lo scambio di doni, che è scambio di fede, di
speranza e di carità, nei segni dellaccoglienza, del dialogo, della reciproca
comunione.
- "In unione con Maria la Madre di
Gesù" (cf. At 1,14), avviene la grande
esperienza-preghiera della Veglia, che sintetizza lesperienza della
"consegna-riconsegna della fede", attraverso la narrazione delle grandi opere di
Dio nei duemila anni trascorsi dalla venuta del suo Figlio tra noi e attraverso il gesto
esplicito della consegna del Simbolo della fede da parte di Giovanni Paolo II a tutti i
giovani, rinnovando così il dono e la risposta battesimale.
- Finalmente, nella solenne Celebrazione
eucaristica conclusiva, nella presenza del Cristo vivo, dono del Padre e Signore potente
nello Spirito, il Papa affida ai giovani di "trasmettere ciò che hanno
ricevuto" (cf. 1 Cor 15,1-2) fino ai
confini del mondo e per tutti i giorni, fino a quando il Signore verrà (cf. Mt 28,18-20; Mc 16,15; At 1,8; Gv 16,22).
4. Proposte per la fase di preparazione
Il disegno globale della Giornata
Mondiale della Gioventù del 2000, è tanto teologicamente fondato ed esistenzialmente
ricco, quanto è denso, probabilmente non facile da capirsi nel contesto attuale. Esige
dunque di diventare oggetto di catechesi, di approfondimento comune, di preghiera,
cercando il linguaggio, di parole e segni, più adatto ad esprimerlo. Questo richiede
tempo, e quindi non può realizzarsi nellimmediato accadere degli eventi, così
esposti alla fretta e allassimilazione superficiale. Possiamo anzi dire che mai come
in questa Giornata Mondiale della Gioventù, i giovani (e gli adulti con loro) sono
direttamente interpellati da ciò che vedono, sono chiamati a fare in proprio ciò che
viene loro proposto. Protagonisti non come spettatori in prima fila, ma come attori sul
palco!
Per essere pronti a tale compito occorre
unadeguata preparazione, da attuare con iniziative che siano già una iniziazione
allevento. Ecco alcuni suggerimenti, che collegano aspetti catechistici e di
esperienza, avendo come filo conduttore levento di Pentecoste e la prima
predicazione di Pietro (cf. At 2).
- Al popolo stupito per il dono dello
Spirito, Pietro annuncia levento di grazia: Gesù Cristo, entrato nella storia per
opera dello Spirito ed operante in essa nello Spirito con tanti segni di vita (cf. At 2,1-13.14-36).
È quanto avviene da venti secoli. I
giovani sono invitati a scoprire le radici di luogo, di tempo, la mediazione delle persone
e istituzioni che hanno fatto loro incontrare Gesù, la fede in lui e i segni essa. E
mentre riscoprono tutto ciò a partire dalla loro Chiesa particolare, si aprono
all'esperienza più ampia e fondante della Chiesa universale.
- Ma Pietro denuncia anche il peccato
di rifiuto del Maestro e Signore, per cui esorta alla penitenza e conversione (cf. At 2,37-41).
È il filone "negativo" della
storia dellumanità e dei cristiani, che provoca una sincera revisione di vita,
interiore e comunitaria, sui tradimenti personali e collettivi nei confronti di Gesù,
sugli ostacoli ad accoglierlo nella propria casa, come avvenne già nel momento della
nascita del Verbo fatto carne e come si ripete in ogni tempo e in ogni uomo.
- Pietro tuttavia non condanna con un
verdetto di esclusione, perché allapertura della fede, ratificata con il Battesimo,
corrisponde la Pentecoste, il dono e i doni dello Spirito, la partecipazione alla vita
della Chiesa in uno stile di comunione profonda, che unisce preghiera e catechesi,
comunione dei beni a favore dei poveri, irradiazione di vita capace di suscitare simpatia
presso il popolo (cf. At 2,42-48).
È giusto vedere in questo tragitto la
nascita o rinascita della propria scelta di fede, questo cammino cristiano che già sta
avvenendo, e che ora va rafforzato con un impegno di comunione ecclesiale più convinto e
partecipato.
- Ma il libro degli Atti non finisce
con questo capitolo, né finisce qui la storia della Chiesa. Pietro e poi Paolo e gli
altri apostoli e i "Sette" e i tanti laici e laiche delle prime comunità vanno
decisamente in missione perché: "non possiamo tacere quello che abbiamo visto e
ascoltato" (At 4,20).
È il dinamismo missionario, che autentica e sviluppa
gli elementi precedenti. Di qui lo schietto, onesto, approfondito dialogo, capace di
valorizzare le briciole di verità diffuse nei cuori dallo Spirito, e il coraggio della
esplicita proclamazione della verità che ci è stata data in dono e in compito. Cosa
possiamo fare noi, cosa posso fare io perché la parola del Vangelo, con gli orizzonti che
essa apre, entri in dialogo con altre visioni che attraggono oggi i giovani e le illumini
con la sua verità? Come dare a Cristo di "piantare la tenda" nel terzo
millennio? |